Il borgo antico

San Donato è un borgo medievale, addossato alle pendici dell’Appennino, sulle rupi di Monte Pizzuto coperto di boschi di faggi. A sud si apre come un catino la Val di Comino, con le sue stradine sterrate e il verde e il giallo cangianti dei campi; a nord, di là dai monti, ecco la wilderness del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Dentro questo paesaggio, a 700 m di quota, il borgo è un labirinto di pietra caratterizzato da tortuose stradine, vicoli, passaggi coperti (spuort’ in dialetto), piazzette, in un perfetto disegno medievale che aveva necessità difensive e climatiche (la tortuosità dei vicoli spezza l’impeto del vento gelido).

Salendo per Via Maggiore - aperta nel Cinquecento con lo sviluppo del paese a valle - s’incontra la pietra detta “dello scandalo” (XVI sec.) perché vi si sedeva sopra il debitore insolvente. Alla fine della strada s’incrocia lo spuort' di Fra Tommaso, illustrato – come altri passaggi coperti diventati luoghi della memoria del borgo - da due pitture sulla vita del frate. Superata Piazza Coletti con la sua meridiana (1891) si sale per Via Orologio e si entra nel borgo medievale attraverso Porta dell’Orologio (XIII sec.).

Ripide scalinate e vicoli ricchi di mistero portano a Largo San Donato, cuore dell’antico castello. Qui si trova il Santuario di San Donato, che prende origine dalla piccola abbazia benedettina citata in un documento del 778. L'interno, a tre navate, ha volte decorate con stucchi, fregi e dorature. Gli affreschi di Gaspare Capricci (XVIII sec.) illustrano episodi della vita del martire aretino. A guardia del Santuario e dell’intero paese si erge la Torre (XIII sec.) costruita dai conti d'Aquino. Di forma quadrata, controlla il valico per l’Abruzzo ed è orientata secondo le declinazioni del sole: come una bussola, indica i quattro punti cardinali e la posizione del sole negli equinozi e nei solstizi.

Prima di ridiscendere verso il Santuario, è bene lasciarsi avvolgere dall’atmosfera dell’agglomerato più antico, Cannesse, dei vicoli e degli spuort’, come quello delle Origini, che con le sue travi di legno è uno dei più belli.
Si esce dal castrum attraverso l’Arco di San Donato (XIV sec.) la cui struttura a sesto acuto è tipica del tardo gotico. Continuando il percorso, si scende lungo Via Pedicata fino al Duomo, di origine trecentesca ma ampliato nel Settecento, quando la pianta diventa basilicale e trionfa l’elegante stile barocco. Da notare l’artistico coro e il pregiato organo a canne della bottega dei Catarinozzi di Subiaco. Sotto l'altare maggiore, un'urna di vetro custodisce il corpo di Santa Costanza. Di fronte al Duomo fa bella mostra di sé Palazzo Quadrari (XVIII sec.) con la sua facciata ottocentesca di scuola vanvitelliana e le epigrafi romane lungo la parete dello scalone d’onore.

Da notare, passeggiando nel centro storico, le chiavi di volta che adornano i palazzi. Ridiscesi per Via Duomo, proseguiamo lungo Via Annunziata, Largo Lago – nei cui pressi si trova Palazzo Tata-Perrelli, rara traccia della presenza asburgica nel Mezzogiorno d’Italia -, Via Belfiore, piazza Libertà fino a Piazza IV Novembre, dove si visita la Chiesa del Convento, restaurata dopo il terremoto del 1984. Il nostro itinerario si conclude a Villa Grancassa, costruita agli inizi dell'Ottocento e oggi trasformata in elegante albergo.